Abbiamo organizzato il TAKU Project vol. 2
Venerdì 29 agosto si è tenuto il "TAKU Project vol. 2" presso il Fermentation Department di Shimokitazawa, a Tokyo.
Il nome «TAKU» racchiude in sé sia il significato di «cuocere il riso» sia quello di «coltivare» (far fermentare) le relazioni tra le persone. L'evento è iniziato con la preparazione del riso perfetto e si è poi trasformato in un'occasione per discutere del riso e della cultura della fermentazione in Giappone.
Anche questa volta, proprio come nella prima edizione, abbiamo invitato i due esperti dell’Alleanza del Riso come relatori, i quali ci hanno insegnato il metodo definitivo per cucinare un riso delizioso, spiegandoci tutto ciò che non si osa chiedere ormai, dai metodi di conservazione del riso al momento giusto per la molitura, passando per il lavaggio, la cottura e il tempo di riposo.
Noriko Shirai, dell'Alleanza del Riso, ha affermato: «A seconda di come lo si prepara, il riso può risultare delizioso oppure no; pertanto, il modo in cui lo si "cuoce" è un fattore di fondamentale importanza».
Inoltre, sembra che sia importante trattare il riso come un prodotto fresco, con la stessa cura che si riserva al sashimi.



Ho imparato di nuovo come cucinare il riso: è importante sciacquarlo due volte per non più di tre minuti, utilizzando acqua fredda; dopo averlo sciacquato e aver aggiunto acqua fino al segno indicato, bisogna lasciarlo riposare in frigorifero per due ore. Ho scoperto che questo è il segreto per ottenere un riso morbido e gustoso, e mi si sono davvero aperte le orecchie.
In realtà, l'atto di "cuocere il riso" non esiste all'estero. In inglese esistono espressioni come "steam" o "boil", ma non esiste una parola che corrisponda a "TAKU". Mi è stato spiegato che cuocere il riso applicando una pressione moderata (ma lasciando un foro per far uscire l'aria) è una pratica culturale tipicamente giapponese.
Ho scoperto una volta per tutte che l'atto di «cuocere il riso», che di solito diamo per scontato, è in realtà molto più complesso di quanto pensassi. Spero che questa esperienza mi spinga a prestare maggiore attenzione al modo in cui cucino il riso, anche nella vita di tutti i giorni.